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29 giugno, 2016 baratto aziendale

Baratto aziendale: ecco cosa dicono leggi e fisco al riguardo

Uno dei primi ostacoli con cui si confronta un’azienda nel momento in cui decide di avvalersi del Baratto Aziendale, solitamente è la perplessità che la compravendita fatta tramite Cambiomerci.com non abbia riscontro nelle norme fiscali e che il contabile o il commercialista può incontrare grosse difficoltà ad inquadrare fiscalmente questo tipo di operazione.

Cosa dice la legge e il fisco al riguardo?

Ecco gli aspetti fiscali e normativi delle società di scambio o Barter Company:

le operazioni di scambio o barter trading fra imprese sono regolate in Italia da una normativa che prevede una regolare emissione di fattura da parte dell’azienda che consegna i beni o i servizi all’ impresa che li riceve.

La fattura riporta un’apposita dicitura, che identifica, a fronte della transazione, il mancato flusso finanziario del corrispettivo economico e la contestuale acquisizione del credito che sarà successivamente compensato con altre fatture di fornitura a debito, in questo modi crediti e debiti così maturati verranno normalmente iscritti a bilancio.

Obblighi fiscali nei processi di scambio:

Nel nostro paese un impresa può liberamente scambiare o barattare i suoi beni o i suoi servizi poiché il baratto è perfettamente legale, sia quando avviene fra privati, quando avviene fra aziende e quando avviene tra aziende e privati.

Tali operazioni di scambio non presentano, secondo la nostra normativa fiscale, diversità sostanziali rispetto alle operazioni saldate attraverso l’utilizzo del denaro

in quanto i beni o i servizi consegnati o effettuati in cambio di altri beni o servizi vengono considerati mezzi di pagamento alternativi alla moneta di conto, pertanto quando gli scambi avvengono tra operatori economici nell’esercizio di una impresa o nell’esercizio di arte o professione costituiscono operazioni imponibili ai fini IVA (art. 1 DPR 633/72).

Si tratta di processi soggetti ad IVA (consegna dei beni e/o servizi, art. 2 e 3 DPR 633/1972).

Ai fini IVA la legge dice che “Le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate in corrispettivo di altre cessioni di beni o prestazioni di servizi, o per estinguere precedenti obbligazioni, sono soggette all’imposta separatamente da quelle in corrispondenza delle quali sono effettuate.”

L’operazione di scambio o di baratto si qualifica fiscalmente come un contratto di permuta (art. 1552 C.C.), tali operazioni sono regolate dall’art. 11 e dall’art.13, comma 2, lett. d), del D.P.R. 633/1972.

Ai fini IVA è considerato un’operazione di permuta anche lo scambio di beni contro servizi o servizi contro servizi.

Un’operazione di permuta è composta da più operazioni di scambio che, ai fini IVA, vanno valutate in maniera pienamente autonoma. La conseguenza è che ognuna delle operazioni rilevanti per la permuta soggiace autonomamente a tutti gli obblighi imposti e deve essere valutata separatamente mantenendo evidenti le eventuali differenze tra i valori imponibili, le operazioni vanno dunque viste isolatamente come se si fosse di fronte a singole operazioni.

Quindi niente paura! È tutto già regolamentato dalla legge fiscale e “giustamente” soggetto alle identiche imposte applicate sulle normali compravendite.

Vorrei fare una considerazione personale: tenendo conto che il Baratto aziendale non rappresenta il 100% degli affari commerciali di un’Azienda, ma solo una percentuale che nel migliore dei casi potrebbe arrivare al 20%, se le transazioni in Baratto saranno gestite in modo tale che entro l’anno fiscale vendite e acquisti si compensino, allora anche gli oneri fiscali e le imposte si compenseranno e quindi sulle transazioni in Baratto si potranno azzerare le imposte.

Per approfondire tutti i dettagli guarda il video che trovi qui

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